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La Sindrome da Burnout: un focus sugli insegnanti

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Pubblicato da in Psicologia - Pubblicazioni ·


La Dott.ssa Feliciana Pace ci propone un interessante articolo sulla sindrome da burnout descrivendo le caratteristiche principali e lo sviluppo che questa ha nella categoria degli insegnanti.
Tempo di lettura: circa 4 minuti



Il termine burnout, dapprima utilizzato in ambito sportivo, è stato preso in considerazione dalla psichiatra americana Maslach nel 1975 per mettere in evidenza una patologia comportamentale legata a quelle professioni che prevedono una elevata implicazione relazionale. In italiano, il termine può essere tradotto come scoppiato, bruciato, esaurito e indica una condizione di perdita di interesse, di distacco emotivo del lavoratore verso l’attività che svolge o le persone con cui ha a che fare. Generalmente si riferisce alle professioni di aiuto, quindi medici, infermieri, psicologi, ma col tempo sono stati inclusi anche altri professionisti che hanno comunque dei rapporti con il pubblico e quindi avvocati, centralinisti, manager, ecc. Molti lavori richiedono un dispendio di energie soprattutto a livello psicologico che possono finire per sovrastare il soggetto e indurlo a distaccarsi emotivamente dall’attività lavorativa e dalle persone con cui sono a contatto.

Si manifestano quindi, particolari stati d’animo, somatizzazioni e diverse reazioni comportamentali con conseguenze negative sia sulla vita lavorativa che personale.

«Fin da ragazza volevo fare l’infermiera per aiutare la gente, rimarginare ferite e ridare gioia di vivere. E questo è diventato l’ideale della mia vita», «Sono scoppiata», «Ma ora qualcosa non va più come prima, tutto mi pesa e faccio fatica a sopportare la gente che è sempre lì a chiedermi qualcosa. A volte divento perfino scortese, e questo mi disturba. Non ero così!» [1]

E’ questa una testimonianza della condizione che si verifica in una persona con burnout. Un lavoro ritenuto importante, stimolante, perde di significato e diventa insoddisfacente e demotivante; l’entusiasmo, la motivazione, la dedizione lasciano spazio alla delusione, all’insoddisfazione, alla rabbia, all’ansia e alla depressione. La persona quindi, si sente incapace, priva di energie e utilizza il cinismo e il totale distacco emotivo per difendersi dalla condizione di esaurimento che la pervade.
Nel Disegno della Figura Umana, test proiettivo usato dagli psicologi, il bambino disegna se stesso. Ad esempio, il bambino con un’alta considerazione di sé disegnerà l’omino di proporzioni enormi. Tutte le parti della faccia e del corpo assumono un significato diverso a seconda di come vengono disegnate. Molto spesso, se il bambino presenta un’imperfezione fisica, questa verrà disegnata in modo più accentuato. I bambini con problemi di sordità, ad esempio, disegneranno le orecchie più grandi e cureranno maggiormente questa parte rispetto alle altre.

Recenti studi hanno confermato che la categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi stress. Sembra che siano almeno 40 i fattori predisponenti il burnout per gli insegnanti che possono ricondursi a:

  • Fattori personali: età, tolleranza, stile cognitivo, sesso, aspettative personali, religione, background culturale, livello socio-economico, stile di vita, eventi luttuosi ecc.;
  • Fattori relazionali: rapporti relazionali con studenti e familiari, competitività con i colleghi, affollamento delle classi;
  • Fattori legati alla professione: riforme scolastiche, ubicazione della scuola, precariato, carico di lavoro, attrezzature, risorse didattiche, incontri periodici, ecc.

In realtà tra i vari fattori predisponenti è possibile aggiungere fattori socio-culturali legati all’introduzione a scuola di strumenti informatici, alla trasformazione della società che diventa sempre più multietnica e multiculturale, la delega dei genitori, l’introduzione di politiche a favore degli handicap, la svalutazione sociale del lavoro.

L’intervento ovviamente deve essere svolto sull’ambiente di lavoro, ma in attesa che ciò venga fatto, negli insegnanti con burnout, sarebbe opportuno intervenire con un percorso psicoterapeutico mirato, come sostenuto da Farber, che vada a ridimensionare le aspettative legate al lavoro, riportando il soggetto ad una dimensione più reale, evidenziare gli aspetti positivi del lavoro, coltivare interessi extra lavorativi in modo da non focalizzare esclusivamente la propria vita sull’attività professionale e lavorare con altre persone evitando l’isolamento.

La sindrome del burnout è di portata internazionale e molto complessa, perché investe l’individuo sia in termini psicologici che sociali e quindi ha conseguenze non solo sugli operatori, generando gravi danni sul loro stato di salute, ma anche sugli utenti, i quali usufruiscono di un servizio insoddisfacente e a volte dannoso.

In uno studio di Getsemani, partendo dall’elevato numero di domande di inabilità al lavoro presentate dalla categoria degli insegnanti (spesso su segnalazione di genitori, studenti, colleghi) è stato possibile constatare una percentuale di patologie psichiatriche maggiori negli insegnanti che non in altre categorie di operatori selezionati.

Il ruolo dello psicologo all’interno degli istituti scolastici si considera fondamentale, come già accade nel resto d’Europa, non solo per prevenire situazioni di disagio che riguardano gli alunni ma anche per genitori e insegnanti. Nel caso del burnout, potrebbe essere eseguita una sorta di indagine per verificare lo stato di salute psico-fisica dei docenti ed esercitare un’attività di supporto durante l’intero anno scolastico per prevenire il burnout attraverso, ad esempio, l’istituzione di gruppi di auto-aiuto gestiti da uno psicologo, che agiscono sulla condivisione delle problematiche, sulla riduzione dei livelli di stress, favorendo il reinserimento dei colleghi in difficoltà.

E’ importante quindi, che l’istituzione stessa si faccia carico in maniera responsabile di questo tipo di intervento preventivo che preveda una formazione per gli insegnanti non solo culturale, didattica ma anche psicologica necessaria per affrontare diverse situazioni problematiche.

Secondo la Maslach, infatti, “sebbene il Burn-out non sia un’esperienza inevitabile, resta tuttavia un rischio per tutti; quindi la sua conoscenza farà diminuire la probabilità che un rischio potenziale diventi un destino probabile”.

[1] Sandrin L., (2004). Aiutare senza bruciarsi. Come superare il burnout nelle professioni di aiuto. Milano: Paoline.


Riferimenti Bibliografici
Castello A., Borgia I., “Burnout, uno sguardo al fenomeno
Lodolo D’Oria V. (2007). “ Scuola di follia”. Roma: Armando Editore.
Rezzara A., Cerioli L. (2004).“La consulenza clinica a scuola”. Milano: Franco Angeli.
Sandrin L., (2004). Aiutare senza bruciarsi. Come superare il burnout nelle professioni di aiuto. Milano: Paoline.
Sasso S., “Il burnout negli insegnanti”, Università G. D’Annunzio, Chieti.


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