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L’importanza delle Emozioni nell’Apprendimento

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Pubblicato da in Psicologia - Pubblicazioni ·


In questo articolo è presente un interessante excursus sul mondo emotivo di ognuno di noi delineando l’importanza e il coinvolgimento diretto delle emozioni  nel processo di apprendimento.
Tempo medio di lettura: circa 3 minuti



Da tempo la ricerca psicopedagogica e quella didattica hanno avvalorato l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, facendo venir meno l’assunto storico di un ipotetico primato della cognizione sull’affettività.
Le emozioni partecipano in maniera attiva al processo di apprendimento, sono strettamente correlate al successo, all’interiorizzazione degli argomenti e al trasferimento degli stessi. Non a caso ci colpisce maggiormente e apprendiamo di più ciò che ci tocca dal punto di vista emotivo, ciò che ci motiva di più e ciò che rientra nei nostri interessi. Lo studente che scopre con entusiasmo un mondo nuovo ed è stimolato nella sua curiosità, apprenderà con maggior successo e con minore fatica rispetto a un compito imposto che considera privo di interesse. Infatti, se si vuole che certe conoscenze siano interiorizzate e successivamente usate, risulta necessario immetterle in un contesto capace di suscitare emozioni, così come sostenuto da Gardner.

Goleman introduce anche il concetto di intelligenza emotiva da cui si evince proprio la stretta connessione tra cognizione e affettività, con l’obiettivo di usare le emozioni in modo da affrontare meglio la vita con autocontrollo, capacità di automotivarsi, entusiasmo, perseveranza, autoconsapevolezza. Proprio per questo è importante intervenire nei primi anni di scuola dando particolare rilievo all’educazione emotiva.
L’importanza cruciale delle emozioni nell’apprendimento è inoltre messa in evidenza dal collegamento che c’è tra le stesse emozioni e la memoria, pertanto i vissuti ad alto impatto emotivo verranno catalogati nella nostra mente come importanti e quindi ricordati più facilmente.
Inoltre, alcune ricerche sottolineano l’importanza di insegnare ai bambini “la teoria della mente” in modo da acquisire capacità di collegare azioni e stati mentali e nozioni teoriche sul funzionamento della mente e quindi comprendere che le persone sono esseri pensanti ognuno con propri pensieri, desideri, sentimenti rendendo i bambini capaci di comprendere molti aspetti della vita sociale. Riflettere su se stessi, sui propri processi mentali e quelli degli altri rappresenta un valido aiuto per la vita scolastica.
Superare una visione statica dell’educazione, che fa prevalere solo gli aspetti cognitivi a scapito di quelli emozionali, permette di sposare un’idea di educazione globale, fondata sulla convinzione che la pratica educativa debba considerare nel suo insieme intelletto ed emozioni.
E’ importante la creazione di uno spazio mentale condiviso attraverso la dimensione ludica e creativa, ad esempio, che si esprime attraverso l’impegno a costruire con gli alunni una comunicazione basata sull’espressione e sulla condivisione delle emozioni. Le esperienze formative centrate sulla crescita emozionale e sull’efficacia delle relazioni consentono di acquisire abilità di riconoscimento, ascolto delle proprie emozioni individuando ad esempio, quelle disfunzionali per l’apprendimento e la motivazione.

Per questo, ad esempio, l’Educazione Razionale Emotiva permette di affrontare le emozioni disfunzionali potenziando le proprie capacità di pensare in modo costruttivo. Partire dalle emozioni consente ai ragazzi, ma anche agli insegnanti, una presa di coscienza delle proprie risorse, dei limiti e permette di fare un lavoro sulla motivazione e sul senso di autoefficacia che sappiamo essere aspetti essenziali per una buona riuscita in campo scolastico. Lo studente agisce in base alla percezione che ha di sé e, nel caso questa sia positiva, affronta le situazioni consapevole delle proprie abilità, mentre, in caso contrario, sarà proprio l’immagine negativa di sé a costituire un primo forte ostacolo per il giovane. Solo attraverso la consapevolezza della propria soggettività, emotività si può giungere ad un processo di apprendimento globale.
Valorizzando la dimensione emozionale, l’alunno si sentirà libero di esprimersi nella costruzione del suo processo di apprendimento anche sbagliando. L’errore infatti, deve essere considerato come uno strumento di crescita e miglioramento e non un limite o segno di incapacità. Se l’alunno vive in maniera positiva a scuola non ci saranno aspetti emozionali che lo ostacoleranno.
Nei differenti contesti esistenziali così come nei luoghi dell’educazione formale non poche volte i sentimenti sono trascurati, censurati, sprecati e per questo non accreditati e utilizzati quali poteri in grado di connotare e qualificare il conoscere, il volere, il decidere, il sentire, il convivere, l’apprendere. Dimenticandoli, disattivandoli, estromettendoli, privilegiando il pensiero logico e l’intelligenza razionale e tecnica, si ignora o si sottovaluta che nella maturità affettiva può essere trovato il fondamento delle autonomie dell’essere umano e che, in fin dei conti, nell’educazione del cuore è da individuare il cuore della formazione umana. (B. Rossi, 2004)


Riferimenti Bibliografici
Cappello S., “The emozional dimension of teaching – learning process”, Formazione & Insegnamento, XI – 3 – 2013, Pensa MultiMedia
Ghisu D., La dimensione emotiva del processo di insegnamento – apprendimento” in www.psychomedia.it
Lagreca I., “Il ruolo delle emozioni nell’apprendimento” in www.edscuola.eu
Poggi I., Bartolucci L., Violini S., “Emozioni: un’arma per l’apprendimento”, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Università Roma Tre
V° Convegno Nazionale “In classe ho un bambino che…”, 10-11 Febbraio 2017, Firenze


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